Centro Russia Ecumenica

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JESUS, Marzo 1991 - di C. Fer.

 

«Se un uomo ti chiede: “Mostrami la tua fede”, tu lo porterai in una chiesa e lo metterai di fronte alle sacre icone».

 

Questa frase di S. Giovanni Crisostomo deve aver particolarmente colpito padre Nilo Cadonna e don Sergio Mercanzin, i due sacerdoti che diciasette anni fa hanno dato vita al Centro Russia Ecumenica.


Padre Nilo e don Sergio, arrivati a Roma il primo da Trento e il secondo da Padova, si erano avvicinati alla spiritualità delle Chiese orientali e si erano messi in testa di prestare aiuto al gran numero di rifugiati che dalla Russia sovietica, dopo molte traversie, riuscivano a giungere in Italia, sprovvisti di qualsiasi mezzo e di un tetto sotto cui dormire.
A poco a poco, Russia Ecumenica è cresciuta: da una piccola realtà, la cui attività principale era quella di prestare assistenza ai rifugiati dei Paesi dell’Est, fino all’attuale fama, a livello nazionale e internazionale, di prestigioso centro culturale in materia di religiosità orientale e prezioso canale di comunicazione per lo sviluppo dei rapporti ecumenici con la Chiesa ortodossa russa.


Spiega don Sergio Mercanzin: “Dagli inizi ad oggi, la nostra attività è mutata. Una volta, il registro fondamentale era la denuncia. Eravamo in qualche modo la voce dei molti russi che erano costretti al silenzio, all’emarginazione politica in patria, oppure in esilio all’estero. Oggi, invece, è l’ora della collaborazione, sia con gli ortodossi, in particolare con quanti nella gerarchia ecclesiastica sono meno compromessi con il passato regime, sia con le autorità. E che i tempi siano cambiati lo si vede anche dall’atteggiamento di parte sovietica: anni fa il nostro centro era dipinto come un’iniziativa finanziata dalla CIA. Oggi la televisione russa manda in onda lunghe interviste per descrivere ed elogiare Russia Ecumenica”.


Dal centro di padre Cadonna e padre Mercanzin, che ha sede in un vicolo di Borgo Pio, proprio sotto la grande cupola di S. Pietro, in questi anni non sono passati soltanto bisognosi in cerca di soccorso, ma anche uomini di cultura, dissidenti famosi, alte personalità religiose. “Alcuni incontri non li dimenticherò mai. - racconta padre Mercanzin - In particolare quelli con amici, che adesso non sono più con noi: il noto regista Andrej Tarkovskij; padre Alexander Men, il sacerdote ortodosso, molto aperto verso i cattolici, che è stato assassinato qualche mese fa, e Andrej Sacharov, che io stesso accompagnai a visitare i giardini vaticani in occasione della sua visita a Roma”.


Le attività che in diciasette anni Russia Ecumenica ha portato a termine sono tante: mostre, convegni, conferenze, seminari. Ma rimane sempre un tema particolarmente caro: quello dell’icona. Il centro, oltre ad avere uno dei migliori cataloghi italiani e internazionali di icone, gli ha dedicato persino un corso per catechisti e operatori liturgici, iniziato lo scorso novembre, che si concluderà in primavera.

 

“L’icona - continua don Mercanzin - è stata definita in molti modi: finestra sul mistero, contemplazione a colori, eccetera. Soprattutto però è un importante strumento ecumenico. Per noi che siamo impegnati a diffondere la conoscenza della spiritualità bizantino-slava, l’icona rappresenta una ricchezza da condividere, il mistero che precede le divisioni storiche sorte tra cristiani d’Oriente e cristiani d’Occidente”.

 

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