Centro Russia Ecumenica

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MONDO E MISSIONE, Febbraio 1993

 

Dal 1976 il Centro Russia Ecumenica ha contribuito a mantenere vive in occidente la memoria e la tradizione ortodossa. Oggi l’incontro continua attraverso l’arte dell’icona.


All’ombra del cupolone padre Sergio Mercanzin dirige con efficienza e cortesia signorile il Centro Russia Ecumenica, sorto a Roma nel 1976, quando padre Nilo Cadonna e padre Sergio, specializzati in teologia spirituale e provenienti dalla diocesi di Trento, lo fondarono coll’intento di avvicinare la gente comune al mondo ortodosso russo.


Allora come oggi padre Mercanzin pensava che “L’ecumenismo concreto è quello che si pone sul piano dell’uomo comune e della sua vita” e che “Ciascun cristiano può trascinare dietro di sé un gruppo di persone, un organismo ecclesiastico, una parrocchia o un’intera diocesi”.
Segretario per alcuni anni di un vescovo cecoslovacco riparato a Roma per sottrarsi ai rigori del regime, padre Sergio era stato contagiato dalla passione per il mondo slavo. Confrontandosi con il confratello padre Nilo era poi emersa l’esigenza di riproporre anche a Roma una presenza simile a quella di Russia Cristiana a Milano.


In un’intervista rilasciata nell’estate scorsa al settimanale parigino La pensèe russe padre Mercanzin ricorda: “A Roma già esistevano dei centri russi: la chiesa ortodossa russa di via Palestro, la famosa biblioteca N.Gogol, il collegio Russicum, il Pontificio Istituto Orientale con la sua vasta biblioteca. Ma erano centri quasi sempre per specialisti. Ci doveva essere un organismo che seguisse la situazione dei credenti in Unione Sovietica,che diffondesse tra un vasto pubblico informazioni su quanto vi succedeva, contribuisse alla conoscenza e, nei limiti del possibile, agli incontri tra le persone - all’epoca era molto difficile per ragioni politiche - o che portasse semplicemente aiuto alla gente che viveva là o che si era rifugiata in Occidente”.


In quegli anni il Centro diventa un punto di riferimento per russi di tutte le estrazioni, esuli o semplici turisti che soggiornano a Roma per brevi e lunghi periodi. Parecchi di loro, in attesa dell’asilo o del visto d’ingresso in un altro paese, trovano a Russia Ecumenica anche mezzi di sostentamento non facilmente reperibili altrove. Tra i nomi più illustri che hanno visitato la sede di vicolo del Farinone: Andrej Sacharov, Andrej Tarkovskij e padre Alexander Men”.
Il primo incontro di chi varca la soglia di Russia Ecumenica è, comunque, con una variopinta galleria di icone. Il Centro, infatti, riproduce centinaia di immagini sacre della tradizione bizantina, le diffonde e ne promuove la conoscenza.
“Le icone - spiega padre Mercanzin - offrono un linguaggio simbolico universalmente accessibile per la catechesi e l’approfondimento della fede: l’arte sacra cristiana rappresenta un momento di unità ecclesiale, manifestazione dell’unica fede”.


In questo campo si concentra gran parte del lavoro del Centro di Borgo Pio, oggi che il gigante sovietico è scomparso e con lui quasi del tutto anche i profughi russi a Roma. Padre Sergio e padre Nilo sono ancora idealmente fianco a fianco anche ora che quest’ultimo è tornato a Trento dove opera nella commissione ecumenica diocesana ed ha promosso il gemellaggio tra la sua Chiesa e quella ortodossa di San Pietroburgo. Padre Cadonna infatti, anima pure il Centro di iconografia Andrej Rublev. In collaborazione con esso Russia Ecumenica organizza corsi estivi di iconografia in una villa presso il capoluogo trentino. Articolate su tre livelli le settimane residenziali si rivolgono a principianti, che apprendono la preparazione dell’icona secondo le tecniche dell’iconografia tradizionale e riproducono la figura del Salvatore, ma anche a corsisti più esperti (secondo livello) che sono messi in grado di eseguire figure più complesse. Chiude il ciclo un ultimo livello di perfezionamento.


Gli allievi giungono da tutta l’Italia per fare un’esperienza che è insieme manuale e spirituale (tutti i giorni viene celebrata la liturgia in rito bizantino-slavo). L’interesse verso questa forma di “arte mistica” va crescendo da anni. Le iscrizioni vengono da laici e da religiosi convinti che “l’icona può essere uno strumento per far conoscere Gesù” e affascinati da questa unione tra lavoro e preghiera in cui ogni passaggio della realizzazione è un momento di preghiera”.

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