Nel Centro Russia Ecumenica - RUSSKAJA MYSL, 6 Luglio 1994

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RUSSKAJA MYSL, 6 Luglio 1994

Traduzione di Alexander Braghin, Roma

 

 

A giudicare dalla quantità di lettere che ogni giorno il postino consegna ad una modesta porta di vetro, in un vicolo di Roma non lontano dal Vaticano, si potrebbe pensare che si tratta di un’importante organizzazione, con uno staff di numerosi collaboratori. Ma, entrandovi, ci si convince del contrario.


In due sale, non grandi e discretamente illuminate da vetrate opache sul soffitto, si viene accolti da due simpatiche donne, Nelda Vettorazzo e Renata Spinelli, che invitano ad ammirare, nella prima sala, riproduzioni di icone antiche e copie contemporanee, appese alle pareti, libri di storia religiosa e di filosofia, diapositive, calendari, cartoline. Nella seconda sala attirano immediatamente l’attenzione scaffali con libri, riviste e giornali in lingua russa (tra i quali arriva regolarmente da Parigi Russkaja Mysl). È così che si presenta, agli occhi di chi lo visita la prima volta, il Centro Russia Ecumenica di Roma.


Molti russi, che vengono come turisti a visitare la Città Eterna, lo conoscono, senza contare i russi che a Roma vivono e lavorano.


L’anno della fondazione è il 1976: in quel tempo Roma era un originale "punto di smistamento" per l’ondata sempre crescente di emigranti, provenienti dall’ex URSS e diretti negli USA, nei Paesi dell’Europa Occidentale e in numero molto minore, in Israele. Una delle sensazioni più spiacevoli per quegli emigranti era quella di aver lasciato per sempre la loro patria, così sembrava allora, senza possibilità di ritorno, senza la speranza di rivedere i luoghi paterni e i vecchi amici.


Aiutare, soccorrere quei dispersi, che avevano perso ogni punto di appoggio e che spesso non conoscevano nemmeno la lingua italiana, questo era lo scopo primario del Centro, quando venne fondato. E, in realtà, è stata notevole l’assistenza data a queste persone, sia sul piano materiale che psicologico. Molti ex emigranti ancora oggi lo ricordano con sentimenti di profonda gratitudine.
Ma ora sono passati quasi 20 anni. Da allora, nel frattempo, sono avvenuti colossali cambiamenti in tutto il mondo, tanti che per descriverli sarebbero necessari molti e pesanti volumi e i campi che accoglievano gli emigranti a Ostia, Ladispoli e altri paesi vicini a Roma, si sono svuotati.


A che serve dunque ora il Centro Russia Ecumenica?


Logicamente, a prima vista, continuare ad esistere non sembrava avere un senso. Per questo motivo venne presa la decisione di trasformarlo in un centro di cultura spirituale russa, antica e moderna.
A poco a poco anche l’immagine del russo all’estero è cambiata. Prima questi si presentava immancabilmente triste, eternamente postulante, carico di innumerevoli problemi e concentrato su di essi e, come se non bastasse, c’era anche il fatto della non convertibilità del rublo (la moneta russa) che creava una vera e propria fissazione sul problema soldi.
Ora tutto è diverso: molti hanno avuto la possibilità di lavorare a contratto, di ricevere borse di studio nelle università. E anche i viaggi turistici, almeno quelli a buon mercato e a breve termine, sono diventati una realtà. Cosicche le persone, nonostante ancora alle prese con non pochi problemi, hanno non solo la possibilità di chiedere e ricevere, ma anche di dare qualcosa in cambio.


Un esempio lampante di questo cambiamento può essere, mi sembra, la mostra degli acquarelli di Elena Kirillova (architetto, che lavora a Roma), che di recente è stata ospitata dal Centro Russia Ecumenica.
Il tema principale delle opere grafiche dell’artista è l’architettura delle chiese russe. Gli acquarelli sono realizzati con grande gusto e inventiva; al primo sguardo si ha la sensazione immediata della mano sicura di un maestro.
La vernice della mostra si è svolta in modo non tradizionale: un coro ha eseguito canti spirituali polifonici di antichi compositori italiani. In questo modo gli amici italiani della pittrice hanno deciso di renderle omaggio e il risultato è stato un vivo e autentico dialogo tra due culture. Alla fine della serata, gli ospiti hanno potuto gustare e apprezzare tipici dolci russi e si è creata quella spontanea atmosfera, nella quale è piacevole parlare di arte e della vita e conoscere persone nuove.


Il Centro Russia Ecumenica offre programmi interessanti anche agli italiani che si interessano della spiritualità russa (questi programmi, naturalmente, interessano molto anche ai russi che conoscono, o vogliono conoscere, la lingua italiana!). Prima di tutto bisogna ricordare il ciclo di lezioni (terminato poco tempo fa) tenuto dalla principale consulente scientifica del Centro, la professoressa Maria Giovanna Muzj, della Pontificia Università Gregoriana di Roma. il ciclo era dedicato ai simboli della natura nell’iconografia cristiana, simboli che hanno in essa un ruolo importantissimo. Non è possibile, infatti, immaginare la Natività del Cristo senza la grotta, il Battesimo senza il fiume, la Trasfigurazione senza la montagna, e così via. E non capita spesso di sentire delle lezioni tanto circostanziate, documentate scientificamente e nello stesso tempo affascinanti.


In realtà la profondità di questo tema si è rivelata davvero sconfinata. Maria Giovanna Muzj possiede, oltre alla conoscenza, il dono di parlare degli argomenti più complessi con vivacità ed essenzialità. Il suo straordinario ciclo di conferenze ha avuto enorme successo e non c’è dubbio che meriti un articolo a parte.


Anche un altro avvenimento, svoltosi al Centro, ha richiamato grande interesse: la conferenza stampa di padre Werenfried van Straaten, il 24 maggio scorso, dedicata al suo programma di finanziamento dei 6.000 sacerdoti ortodossi in Russia. Tutti i presenti hanno ascoltato con particolare attenzione la sua testimonianza a riguardo di come persone più disparate, (talvolta perfino lontanissime dalla Chiesa) hanno fatto generose offerte, testimoniando in questo modo di comprendere veramente la situazione di miseria in cui versano molti sacerdoti russi, specialmente quelli di provincia.


Ma, personalmente, mi ha colpito più ancora il fatto che alcuni sacerdoti della Russia, che provano un’intima e profonda antipatia verso la Chiesa cattolica, hanno decisamente rifiutato questo aiuto, nonostante la loro grave situazione economica. Uno di loro, padre di otto figli, si è rivolto al suo vescovo con queste parole: "Questi soldi a me personalmente non servono, ma occorrono assolutamente ai miei figli!".


Potrebbe sembrare un caso isolato, ma quanta drammaticità in questa storia personale! Comunque, la maggior parte dei sacerdoti ortodossi ha accettato con gratitudine questo aiuto disinteressato e, a tutt’oggi, circa trecento di loro l’hanno già ricevuto.


Il giorno dopo questa conferenza, nella sala del Centro se ne è svolta un’altra di genere completamente diverso.
Il cardinale Silvio Oddi ha fatto conoscere ai presenti la cantante romena Gabriela Cegolea, soprano dalla voce limpida e straordinaria, le cui esecuzioni di musica religiosa, nelle chiese, creano negli ascoltatori un effetto del tutto speciale di luce e di pace. A giudizio degli specialisti, la voce della cantante ha, su chi l’ascolta, anche effetti terapeutici. Gabriela Cegolea ha illustrato il suo metodo di canto e ha spiegato come, con l’aiuto delle onde di risonanza, raggiunge un suono particolare della sua voce che diventa così vox mentis. Alla fine dell’incontro la soprano ha regalato al Centro le incisioni dei pezzi da lei eseguiti, contenute in cassetta e in compact disc, così che adesso ciascuno ha la possibilità di ascoltarli qui.


Come è noto, niente nella vita avviene da se. Chi è che organizza tutte queste cose, così varie, come conferenze, incontri, mostre e lezioni? Ecco, ora è tempo di fare il nome del sacerdote che dirige il Centro Russia Ecumenica dal giorno della sua fondazione: don Sergio Mercanzin, che ha alle spalle anni di studio presso il Pontificio Istituto Orientale, che ama e conosce la Russia, e non solo per sentito dire.


Penso che molti conserveranno per sempre nella memoria l’incontro con questo uomo buono, dallo sguardo attento, che si rende immediatamente simpatico, che parla russo, con un leggero accento straniero, ma in modo grammaticalmente corretto. Una dolcezza nei modi combinata con capacità pratiche e determinazione: ecco i suoi tratti fondamentali.


Molti gli si rivolgono per consigli e, talvolta, anche solo per avere una parola autorevole. Buon psicologo, sa distinguere subito un approfittatore sfacciato da un autentico bisognoso. Gli arrivano lettere da ogni angolo della Russia e trova il tempo per rispondere a tutte; dà informazioni, invia libri e opuscoli religiosi. Non risparmia tempo per spiegare ai visitatori i soggetti e i segreti della tecnica iconografica. E quante telefonate, delle più inattese, ogni giorno! A volte bisogna dare una risposta immediata: quale incenso si usa nelle chiese russe e in quali occasioni? Oppure deve ascoltare un solitario vecchietto ammalato che gli riferisce cosa ha mangiato a pranzo. O deve chiamare un medico amico, perche qualcuno, che non ha un soldo, si è rotto un braccio e serve un pronto soccorso.

 

E richieste ... richieste … infinite richieste, dalle persone più varie e per i più disparati motivi. Non bisogna lasciare nessuno senza risposta, a ciascuno bisogna dare qualcosa


Talvolta mi domando con meraviglia: dove trova, queso uom ancora così giovane, il tempo per la propria vita personale? Poi capisco quanto sia inopportuna la mia domanda. Infatti, una vita simile è una vocazione, il risultato di una scelta forse non a tutti comprensibile, ma profonda.


È piacevole passare da don Sergio di sera, quando cominciano a diffondersi nell’aria trasparente di Roma i rintocchi delle campane. Per quanto occupato, egli trova sempre qualche minuto per una conversazione, anche se non c’è un’urgenza particolare. Mi è capitato di vederlo stanco, talvolta desolato, deluso da qualche lato oscuro dell’animo umano, ma mai accasciato. Probabilmente perchè la mano di chi dà non si svuota mai.

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