Il Centro Russia Ecumenica e l'Ortodossia - ITALIA ORTODOSSA, III-IV trimestre 2006

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ITALIA ORTODOSSA, III-IV trimestre 2006

Intervista a p. Sergio Mercanzin.
di Mario Selvini

 

 

Aver ospitato il convegno "Il nuovo e il vecchio Adamo", organizzato da un’associazione ortodossa è per voi un’esperienza nuova?


Per fortuna qui di ortodossi ne sono venuti molti, anche a parlare, … specialmente dalla Russia. Quindi sono contentissimo quando posso ospitare degli ortodossi, perché dicono sempre cose estremamente interessanti, molto sentite e che fanno un mondo di bene.

Il dialogo che si è sviluppato in questo incontro, secondo lei, ha evidenziato una convergenza di speranza, in un certo senso di ritrovarci tutti nello stesso Adamo? È questa la strada che deve essere intrapresa per un dialogo serio, cioè quella del confronto, oppure ne intravede altre tra l’ortodossia e il cattolicesimo?


Secondo me le strade sono molte. Quella di mettere a confronto i diversi modi di pensare e di credere è una strada importante. Un altro metodo molto apprezzato è la Liturgia. Cioè partecipare alle Liturgie ortodosse fa solo bene a noi cattolici. Qualsiasi cattolico che partecipa alla Liturgia ortodossa capisce che c’è un altro modo di celebrare l’eucarestia che è bellissimo, tante volte più bello del nostro. Tutti costoro lo dicono … Un altro modo è di fare del bene, nella carità insieme fare le opere di carità … Un altro metodo è andare ospiti nei monasteri ortodossi. Ci sono tantissimi modi, che anzi sono cresciuti in numero e qualità in questi ultimi tempi, grazie a una maggiore possibilità di viaggiare, di capirsi, di conoscere le lingue. E chi oggi è venuto al convegno, secondo me, ha già un grande desiderio di unità.
E sarebbe bello , se questa sera, oltre a ciò che si è potuto fare, apparissero, non le differenze, ma la complementarietà fra il modo di vedere ortodosso e quello cattolico.

Nella sua esperienza, come viene accolto il Centro Russia Ecumenica dall’ortodossia presente in Italia?


Sia dall’ortodossia presente in Italia che da quella fuori, non abbiamo mai ricevuto critiche, ma solo elogi e ringraziamenti; gli ortodossi ci onorano con la loro amicizia, quindi per me è una cosa bella. Chi ci conosce sa che siamo sempre stati ecumenici. Non facciamo proselitismo, non riteniamo di essere cristiani migliori; abbiamo un grande anelito a una vera e autentica unità cristiana, che non è un’unità sotto il papa, ma un’unità di cristiani sotto il Cristo e con Cristo.

Ritornando alle origini della vostra fondazione, quale è lo spirito che vi ha spinto a rivolgervi ai Russi, cioè interloquire con l’ortodossia partendo dall’ortodossia russa?


Abbiamo cominciato nel 1976 facendo assistenza ai profughi dalla Russia che, all’epoca, erano in gran parte ebrei. Questo però ci ha fatto conoscere meglio la Russia, la sua spiritualità e il loro martirio: non dimentichiamo infatti che allora lì c’era una persecuzione pesantissima e questo ci ha aperto a tutti i valori dell’ortodossia. Poi da quella russa siamo passati in modo naturale all’ortodossia greca, romena, bulgara, etiopica ecc. Così adesso più che Russia Ecumenica potremmo chiamarci Oriente Cristiano.

Ormai da anni avete attivato una scuola di iconografia che ha dato ottimi risultati, lo si vede nelle vostre esposizioni. Questa per il vostro Centro è una seconda vocazione o è una natuale evoluzione dal primo incontro con l’ortodossia?


All’inizio, a  dire la verità, le riproduzioni delle icone erano una forma di autofinanziamento. Poi però abbiamo capito pian piano che l’icona è una cosa importantissima per tutto l’oriente. Abbiamo studiato la storia dell’icona, abbiamo visto l’iconoclasmo, abbiamo visto che grazie anche a questa eresia e quindi a tutte le lotte, l’Icona è diventata una cosa importantissima per l’oriente cristiano. Abbiamo allora intuito che era un modo per fare capire l’oriente cristiano all’occidente.

Un oggetto che si vede, che si può riprodurre, ma anche esporre in casa … e abbiamo visto che, nel giro di questi 30 anni, l’icona ha trionfato nel mondo cattolico: in tutti i centri di spiritualità, nelle chiese, nelle cappelle, ma anche nelle case; comprendendo sempre di più i cattolici che l’icona è preziosa per la Liturgia, per la devozione, per la spiritualità e naturalmente per la mistica, e quindi direi che l’icona ha veramente conquistato l’occidente e siamo felici che gli ortodossi, in gran parte, non siano gelosi di questo, ma siano invece felici che l’icona da realtà locale sia diventata mondiale!

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